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Markus Riese: Imprenditore, creativo, anticonformista

Markus Riese è un po’ l'Archimede dell’industria tedesca della bicicletta. Nel 1993 ha fondato la manifattura di biciclette Riese & Müller insieme al suo compagno di studi Heiko Müller. Il ritratto di uno spirito inquieto.

© Ramon Haindl

Un’idea bisogna innanzitutto concepirla, e quale modo migliore, dopo la prima sessione di studi, di un tour in bicicletta di 3000 chilometri e quattro settimane in Africa per riflettere a fondo su come migliorare le caratteristiche off-road delle due ruote? Inizialmente la destinazione avrebbe dovuto essere l’Himalaya. Ma l’amico Heiko riuscì a convincere il collega Markus che i fondi impervi d’alta montagna li avrebbero costretti a passare la maggior parte del tempo a caricarsi le biciclette in spalla. Fu così che la scelta ricadde sulla Tunisia e il Tibet venne accantonato.

 

Ma, come si diceva, il primo passo di un’idea sta nel concepirla: una bicicletta pieghevole completamente ammortizzata in cui la sospensione si combina con il meccanismo di piegatura. “I cuscinetti di fissaggio della sospensione vengono utilizzati anche per il processo di piegatura e sono disposti in modo da rendere superfluo il cuscinetto oscillante nel telaio principale”: è quanto si legge nel certificato di pubblicazione dell’Ufficio dei brevetti tedesco del 3 novembre 1994.

 

Si può dire che quello fu il momento in cui nacque l’ormai leggendaria bicicletta pieghevole Birdy, dotata di sospensione completa. Ma da quell’evento alla fondazione della manifattura di biciclette Riese & Müller nel garage dei genitori c’era ancora parecchia strada in salita da percorrere. Tuttavia, il primo passo era stato compiuto: grazie a un originale connubio di ispirazione e alta ingegneria.

 

Riese di Riese & Müller


Ma ci furono anche molti tentativi ed errori, ammette Markus Riese. Nella nuova sede centrale di Riese & Müller a Mühltal, vicino a Darmstadt, oggi vengono montate fino a 320 biciclette al giorno. Tra queste c’è ancora la Birdy, ma anche un’intera gamma di e-bike ed e-cargobike con requisiti tecnici altrettanto elevati e tutta una serie di idee originali.

 

L’ingegnere meccanico continua a essere l’anima creativa dell’azienda, quello che sperimenta e costruisce, ma anche il fanatico della bicicletta e il "gran maestro dell’alta velocità" – l’eroe che combatte contro la discriminazione delle e-bike veloci da parte dei burocrati di Berlino e di Bruxelles.

 

Tutto ciò che riguarda il lato commerciale, il marketing, le vendite e le finanze lo affida volentieri al suo amico – quello dell’Africa – e compagno d’avventura Heiko Müller e alla sua partner, Sandra Wolf, commerciale e responsabile della strategia aziendale dal 2013. Questa suddivisione dei compiti si è rivelata una tattica vincente: da anni l’attività cresce a pieno ritmo. Con vendite di circa 50.000 biciclette di alta gamma all’anno, R & M è fin da ora una delle più grandi aziende produttrici di e-bike premium. In teoria, presso la nuova sede aziendale ultramoderna di Mühltal, in cui l’azienda si è trasferita come da programma nel gennaio 2019, è possibile arrivare a un volume di produzione pari a addirittura 80.000 biciclette.

 

© Ramon Haindl

La curiosità, sempre


“È pazzesco il modo in cui si è evoluta l’azienda" osserva il co-fondatore, che arriva al nostro appuntamento nella caffetteria aziendale con un quarto d’ora di ritardo. Tanto per cambiare, passando per il grande capannone di produzione si è perso un po’ in chiacchiere con i responsabili del montaggio: “C’è sempre qualcosa da migliorare”. Porta la camicia fuori dai pantaloni e indossa delle scarpe da lavoro, i capelli radi sono un po’ arruffati e molto probabilmente ha un attrezzo multifunzione infilato da qualche parte nelle tasche dei jeans slavati. Nonostante abbia ormai superato i 50 anni, il tipo minuto che si siede davanti a noi su una sedia di plastica sembra più uno studente che un capitano d’industria. Le tracce di olio su un dito dimostrano che ha ancora una spiccata passione per metter mano personalmente alle cose.

 

Be', ora è arrivato. "Markus", racconta un dipendente, "sparisce" spesso e volentieri per un paio di giorni nel laboratorio quando gli viene "una delle sue idee". “Non ha mai perso la curiosità e il gusto di sperimentare che aveva da bambino” riflette divertita Sandra Wolf alcune settimane più tardi alla fiera dedicata alla bicicletta Eurobike. Ogni tanto Heiko si ritrova a dover mettere un piccolo freno all’inventore: non tutte le idee sono pronte per il mercato, anche se alcune hanno avuto un tale successo da stupire persino chi le ha concepite. Ad esempio, gli scaldaorecchie Hot Ears per il casco da bicicletta, che Markus aveva inventato quando stava ancora studiando a Darmstadt, sono diventati un autentico best seller.

 

"Il mio cuore batte per la tecnologia e per il settore della mobilità" ammette chiaramente Riese, mentre si muove inquieto avanti e indietro sulla sedia, passando in rassegna le tappe salienti della storia aziendale.

 

Racconta della fiducia dei suoi genitori nella strada che aveva scelto ("anche se spesso mio padre non ci dormiva la notte"), dei lavori di saldatura e verniciatura sul primo prototipo della Birdy in garage e sotto gli alberi, della costruzione di una prima cargo-bike ancora durante il periodo della scuola e del fallimento del primo tentativo nel 2001 di trovare acquirenti per un veicolo da trasporto di quel tipo. ("È stato un fiasco totale.")

 

Quindi, a maggior ragione l'"appassionato seriale" (come si definisce Riese) si compiace della crescente popolarità della bicicletta come mezzo di trasporto – e della disponibilità degli acquirenti a riconoscere l’arte ingegneristica anche nella costruzione delle biciclette: il piacere di guidare un’e-bike Riese & Müller, infatti, si può provare solo dai 3000 euro in su. “Non creiamo prodotti economici” afferma Markus Riese, rivelando all’improvviso il venditore che c’è in lui.

 

Sul piano tecnico e funzionale sono di tutt’altra categoria rispetto alla maggior parte degli altri produttori. “Il comfort di guida e i freni, la sicurezza e l’autonomia per noi hanno la priorità. Nessuno dovrebbe lasciarsi spaventare da una buca nel manto stradale mentre viaggia a 50 all’ora in discesa.”

 

Per molto tempo questo ha inciso anche sul design delle biciclette, che rifletteva il classico principio secondo cui “la forma segue la funzione”: per l’ingegnere tedesco la sicurezza conta più della bellezza. Nel frattempo, però, Riese ha assunto quattro giovani designer "con elevate competenze tecniche", il che fa intuire che abbia ammesso anche lui un certo margine di miglioramento sul fronte estetico.

 

E-bike al posto dell’auto


Il boom delle pedelec lo rende molto felice, non solo come uomo d’affari, ma anche come fan della bicicletta e attivista per l’ambiente. Le “e-bike”, spiega, “non sono un surrogato delle biciclette, che sfruttano esclusivamente la forza fisica, ma piuttosto un sostituto dell’automobile.” Padre di tre bambini di età compresa tra uno e otto anni, possiede ancora un minivan della Volkswagen, ma durante la settimana svolge la maggior parte degli spostamenti in bicicletta, proprio come sua moglie Heike.

 

E di biciclette nella famiglia Riese ce ne sono un bel po’ – con e senza motore elettrico, ma sempre completamente ammortizzate. Anche il collega Heiko porta volentieri i bambini con la cargo-bike all’asilo, ma per i viaggi di lavoro utilizza anche una Tesla Model X: tutti appassionati di elettromobilità, su questo non c'è dubbio.

 

“Vogliamo sviluppare un concetto di mobilità per le esigenze urbane in cui l’e-bike assuma un ruolo centrale e l'auto diventi sempre più superflua” Riese riassume così la sua visione. Sarebbe felice di montare motori più potenti sulle proprie biciclette e che venisse abolito il limite dei 25 chilometri all’ora per la pedalata assistita.

 

Il fatto che la normativa UE vieti alle S-pedelec più veloci di utilizzare le piste ciclabili, imponga l'obbligo della patente per guidarle e proibisca l’uso di trailer, lo manda su tutte le furie. “Così non si sfrutta il potenziale della tecnologia di ridurre il traffico delle automobili e i ciclisti sconfinano inutilmente nell’illegalità.” Risulta peraltro difficile capire il perché di queste regole rigorose, a maggior ragione se si pensa alla proposta di alcuni politici di imporre un obbligo di assicurazione anche per le e-bike più lente: “Che follia.”

 

Preferirebbe di gran lunga parlare delle sue ultime idee, di una corretta protezione dei ciclisti dal maltempo, del riscaldamento elettrico della sella o delle manopole riscaldate per il manubrio – tutte idee che bisogna innanzitutto concepire.

 

Autore: Franz W. Rother
Data: 10.01.2019
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